ArticoliDanno da vaccinazione: il rispetto del protocollo sanitario esclude responsabilità medica

28 Ottobre 2015by mbersanilaw0

Con una pronuncia succinta, quanto elegante, la Cassazione torna sul danno da vaccinazione, escludendo l’indennizzo, previsto dall’ordinamento per le vaccinazioni obbligatoria, qualora il medico abbia eseguito l’iniezione intramuscolare nel rispetto del relativo protocollo sanitario.

Respingendo il ricorso interposto da una donna napoletana, già soccombente nei due gradi di merito, la Cassazione ha ribadito che nessuna responsabilità può essere addebitata al medico che ha somministrato il vaccino, né alla Asl di competenza, in quanto l’iniezione dell’antidoto, nella specie antitifico, era stata eseguita in conformità a quanto stabilito dai protocolli sanitari.

La donna aveva richiesto l’indennizzo per i postumi permanenti insorti a seguito della somministrazione del vaccino: l’iniezione intramuscolare, eseguita da una dottoressa della Asl di Napoli, aveva toccato e, di conseguenza, danneggiato, il nervo circonflesso. Per i giudici di merito la causa della lesione doveva essere identificata nella particolare conformazione del nervo, differente per ogni individuo.

Il giudice di legittimità richiama il dictum di merito, confermando la sussistenza del nesso causale tra la vaccinazione e il danno riportato, nel contempo escludendo che alcuna responsabilità colposa potesse essere addebitata alla dottoressa.

Il risarcimento deve quindi escludersi quando il medico abbia praticato l’iniezione intramuscolare in conformità al protocollo, nel rispetto sia della localizzazione che delle modalità di esecuzione.

La dottoressa, invero, non era tenuta ad eseguire ulteriori accertamenti preventivi, poiché la vaccinazione rappresenta una pratica “routinaria” nello specifico contesto sanitario. Da tale ragionamento il collegio ne fa discendere che il danno subito dalla ricorrente è attribuibile al caso fortuito ovvero “all’andamento variabile e talvolta imprevedibile del nervo circonflesso”, così come accertato dalla consulenza tecnica eseguita nella fase di merito.

La Corte conclude il pronunciamento attraverso il richiamo ad un proprio precedente (Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza 9 ottobre 2012, n. 17143): “Nei giudizi di risarcimento del danno causato da attività medica, l’attore ha l’onere di allegare e di provare l’esistenza del rapporto di cura, il danno ed il nesso causale, mentre ha l’onere di allegare (ma non anche di provare) la colpa del medico; quest’ultimo, invece, ha l’onere di provare che l’eventuale insuccesso dell’intervento, rispetto a quanto concordato o ragionevolmente attendibile, è dipeso da causa a sé non imputabile”.

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A cura di:

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